MIGRAZIONE - FINE DEL VIAGGIO
SICILIA 2016
Al porto di Pozzallo il sole d'aprile ardeva come se fosse fine giugno. Nessun rifugiato da nessuna parte. Alcune persone di Pozzallo dicevano: "Qui non vediamo mai nessun profugo...". Non li vedevano o forse non volevano vederli. Invece tanta gente era arrivata ai moli di Pozzallo negli ultimi vent'anni. Ma l'ID (centro di identificazione) e il CPA (centro di accoglienza rifugiati) erano stati ricollocati da qualche parte tra Pozzallo e Modica. Sulla sinistra della zona portuale ho visto un edificio incompiuto e lì accanto una recinzione con un cartello con la scritta "attesa imbarco". Era uno spazio enorme, pieno fino a scoppiare di barche di profughi distrutte. Scritte e disegni libici su ogni imbarcazione... Ho deciso di infilarmi sotto una recinzione per avvicinarmi ai relitti: mi sono trovata in mezzo a barche e gommoni ammucchiati, rotti, arrugginiti come contenitori di sogni, illusioni e speranza. Ero immersa in un'atmosfera surreale, triste e desolata. Sembrava che da questi relitti ancora potessero uscire dei disperati da un momento all'altro. Sembrava di sentire uomini, donne e bambini parlare, pregare o piangere. Effetti personali abbandonati, bottiglie d'acqua, centinaia di giubbotti di salvataggio ovunque, come se le persone avessero lasciato la zona solo pochi minuti prima ...
"Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola
e del mondo col tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati ..." (Erri De Luca, Preghiera Laica)















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